Insegnanti Italiano Lingua Seconda Associati

 

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XIII Convegno Nazionale ILSA – Abstract

L’ACQUISIZIONE DELL’ITALIANO L2 DA PARTE DI IMMIGRATI ADULTI

Firenze 16 ottobre 2004 - Centro Studenti "Giorgio La Pira", Via dei Pescioni, 3

Relatore MASSIMO VEDOVELLI
Titolo Oltre il "Quadro comune europeo di riferimento per le lingue"

Il problema dello sviluppo della competenza da parte di immigrati adulti viene solo parzialmente inquadrato nel Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Le specifiche caratteristiche socioculturali, linguistiche, di radicamento e di progettualità migratoria impongono la messa in discussione critica di alcuni presupposti sui quali si basa il documento del Consiglio d’Europa, da quelli relativi al modello di cittadinanza ai paradigmi acquisizionali.

 

Relatore

GIULIANO BERNINI

Titolo

L'apprendimento della componente lessicale nell'acquisizione di L2

La relazione mette a fuoco alcuni aspetti relativi all’apprendimento della componente lessicale nei processi spontanei di apprendimento di L2, portando esempi tratti dalla banca dati sull’italiano L2 del Progetto di Pavia.

Il primo aspetto toccato è relativo alla struttura lessicale delle lingue prime e seconde coinvolte nei processi di apprendimento e alla loro tipologia. La distanza tipologica facilita o inibisce il filtro degli elementi lessicali nell’input dei nativi e permette agli apprendenti di formulare con maggior o minor successo ipotesi sulla forma delle parole nella L2.

Per quanto riguarda poi l’apprendimento delle singole unità lessicali della L2, la costruzione del loro contenuto avviene in base a una sequenza in cui le informazioni sulle combinazioni sintattiche e sulla struttura morfologica della parola seguono, in quest’ordine, l’individuazione della componente di significato e della forma fonetica della parola stessa.

La penetrazione degli elementi lessicali nell’interlingua è fortemente soggetta al tipo di ambiente linguistico a cui gli apprendenti sono esposti e al tipo di interazioni coi nativi a cui essi partecipano. In particolare, i primi elementi lessicali a essere appresi sono quelli con valore pragmatico, che permettono all’apprendente di partecipare alle conversazioni pur in assenza di mezzi di espressione sofisticati; a essi fanno seguito le parole contenuto (nomi e verbi) e da ultime le parole funzione (preposizioni, congiunzioni).

L’osservazione delle regolarità di apprendimento nei processi di apprendimento spontaneo fornisce principii guida per l’insegnamento del lessico nel contesto dell’istruzione formale.

 

Relatore Gabriele Pallotti
Titolo Le ricadute didattiche delle ricerche sull’interlingua

La relazione affronterà in particolare le seguenti tematiche legate agli studi sull’interlingua.

- Sequenze di acquisizione per l’italiano: tempi e modi dei verbi; la morfologia nominale e l’accordo.

- La gerarchia di processabilità (Pinemann 1998) e la sua applicazione alla lingua italiana.

- L’analisi degli errori.

- L’applicazione della ricerca sull’istruzione in L2 alla didattica e la programmazione del sillabo.

- Problemi derivanti dall’applicazione nella didattica della ricerca sulle sequenze di acquisizione.

 

Relatore MARIELLA ALEMANNO, TERESA ALBERTO
Titolo Migranti a scuola: formazione dei gruppi

Da più di dieci anni lavoriamo presso un Centro per l’insegnamento dell’italiano L2 agli stranieri che vivono nell’area metropolitana torinese. Il Centro Territoriale Permanente (CTP) "Parini" è situato in una zona del centro storico della città a forte concentrazione di migranti.

Per rispondere alle richieste dei nostri utenti abbiamo elaborato un modello organizzativo che negli anni si è affinato e ha sperimentato nuove risposte a fronte di nuovi bisogni.

L’utenza è cambiata: dopo un’immigrazione all’inizio degli anni Novanta – caratterizzata dalla presenza di maschi soli e con titoli di studio –, abbiamo assistito infatti all’aumento della presenza femminile e di nuclei familiari più stabili. Inoltre, sono notevolmente aumentati i minori (15-18 anni) che si rivolgono al nostro Centro. Le aree di provenienza dei migranti sono in continuo cambiamento e si distribuiscono in zone geograficamente differenti.

La nostra proposta per il laboratorio è quella di una riflessione sulle esperienze dirette dei partecipanti o quelle da loro conosciute secondo una griglia da noi fornita per affrontare i seguenti punti:

- Come organizzare corsi di lingua.

- Quali caratteristiche dei corsisti ritengono di dover considerare.

- Soluzioni trovate / problemi ancora aperti.

 

Relatore GIOIA MAESTRO
Titolo Comunicazione tra lingua e culture: definire uno standard per garantire i diritti; favorire la pluralità per valorizzare la crescita

Il lavoro del laboratorio riguarderà l'educazione linguistica e l'integrazione culturale di giovani stranieri che risiedono in Italia e che frequentano le scuole italiane, in particolare gli studenti della scuola superiore, e affronterà tematiche riguardanti il binomio lingua e cultura.

Il laboratorio si svolgerà secondo le modalità seguenti. I partecipanti, divisi in due gruppi, lavoreranno su materiali provenienti da un eserciziario realizzato da chi scrive e pubblicato lo scorso febbraio da Guerra.

Al primo gruppo sarà assegnata un’unità di lavoro tratta dal modulo 1 ("Orientarsi nei linguaggi specifici – Tecniche per la sopravvivenza sociale"), al secondo gruppo, invece, sarà assegnato un inserto d'intercultura presente nello stesso volume al termine del modulo, con la lettura di brevi testi che stimolino lo sviluppo di una traccia sul tema "il viaggio e le radici".

A conclusione dei lavori si prevede una fase di scambio informativo finale e la messa in comune dei materiali che emergeranno.

 

Relatore FERNANDA MINUZ
Titolo

Contesti di alfabetizzazione: alfabetizzare e insegnare l'italiano ad adulti immigrati

Stando ai dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel 2003 (Offerta formativa dei centri territoriali permanenti), il 33,74% degli adulti iscritti ai corsi di integrazione linguistica e sociale offerti dai Centri Territoriali ha il diploma di licenza elementare o non ha alcun diploma. Si tratta di una quota numericamente rilevante di persone che apprendono l’italiano in contesti di istruzione formale, che presentano bisogni formativi diversificati a cui dare risposte didattiche altrettanto diversificate.

La nozione di "alfabetizzazione funzionale" e quella di "bisogno linguistico" costituiranno gli assi organizzatori del laboratorio. La prima richiama la complessità insita nel definire l’alfabetismo nelle società avanzate, la seconda i percorsi individuali di alfabetizzazione. Entrambe sono nozioni intrinsecamente relative.

"Alfabeta funzionale", secondo la definizione internazionalmente accettata (UNESCO), è una persona capace di usare efficacemente la lingua scritta nelle attività richieste dalla sua comunità, per lo sviluppo proprio e della comunità stessa; ciò impedisce di fissare una soglia rigida e universalmente valida di "alfabetismo". A sua volta il bisogno linguistico è il prodotto, dinamico lungo l’asse del tempo, di rappresentazioni soggettive di sé come parlante e della lingua seconda, e di condizioni richieste dall’ambiente. Tali nozioni convergono nel definire più contesti di alfabetizzazione, a partire da quello della prima acquisizione delle capacità di lettura e scrittura da parte di adulti stranieri non scolarizzati, a quello dell’acquisizione delle cosiddette "competenze di base" a quelli definiti dagli ambiti del lavoro, della formazione e promozione culturale, della cittadinanza e partecipazione attiva alla sfera pubblica e alla socialità in genere.

Oggetto dell’esercitazione saranno alcune attività di aula, ispirate alla visione della scrittura/lettura come pratica sociale, che possono essere denominate "rilevazione dei bisogni linguistici come pratica didattica".

 

Relatore SABRINA MACHETTI
Titolo

  I livelli A1 e A2 della CILS: verso una spendibilità sociale del "contatto"

Il laboratorio intende sviluppare con la collaborazione dei partecipanti una riflessione attorno ad una serie di problematiche legate all’ambito della valutazione certificatoria dell’italiano L2 diretta ad immigrati adulti. In particolare si rifletterà sul significato di strumenti legati alla dialettica tra tecnicità ed istituzionalità, tra indeterminatezza ed esplicitazione, all’interno di una società, quella italiana, sempre più caratterizzata da situazioni di ‘contatto plurilinguistico’ tra nativi e non-nativi. A tal fine sarà analizzata la struttura dei livelli A1 e A2 della CILS (Certificazione d’italiano come Lingua Straniera – Università per Stranieri di Siena) per immigrati adulti, soffermandosi in particolare sulle caratteristiche di strumenti finalizzati anche alla spendibilità sociale di tale ‘contatto’

 

Relatore EDOARDO MASCIELLO
Titolo L’Italiano a religiosi

Il seminario si propone, in un primo momento, di tracciare l’identikit dello studente "religioso", individuandone, a seconda delle varie realtà (sacerdote, suora, seminarista, credente, laico consacrato) i bisogni linguistici per il suo inserimento nel tessuto sociale italiano.

In un secondo momento sarà proposta la realizzazione di percorsi didattici attraverso l’utilizzo di materiale autentico di contenuto religioso per rispondere ai bisogni individuati.

In particolare, verrà proposto di progettare unità di lavoro che, partendo dall’utilizzo del testo del Vangelo, a carattere prevalentemente narrativo, accompagnino lo studente nella sua riflessione grammaticale, lessicale e funzionale con l’obiettivo finale della comprensione e della produzione di testi argomentativi per l’elaborazione di riflessioni a carattere religioso.

  

Relatore GIOVANNI CONDORELLI, SANDRO PIAZZESI
Titolo L’organizzazione e la didattica dei corsi di L2 presso i CTP

L’OM 455 del 1997 istituendo i Centri Territoriali Permanenti imponeva (CTP), ai dirigenti e agli insegnanti, di ridefinire l’organizzazione e la didattica dei corsi di alfabetizzazione per il conseguimento della licenza elementare e media, ma oltre a questi cambiamenti, l’innovazione fondamentale riguardava la possibilità di organizzare corsi non finalizzati al conseguimento dei titoli di studio della scuola dell’obbligo.

L’OM richiedeva infatti di ampliare l’offerta formativa (art. 5, c. 4) del sistema pubblico, assegnando, sostanzialmente, ai dirigenti e ai docenti del CTP, il compito di definire i "modelli organizzativi per le diverse attività, in base alle reali esigenze dell’utenza e alla effettiva possibilità di risposta legata ad una gestione efficace e responsabile delle risorse". Dal 1997 a oggi, l’OM e le successive vicende normative e non, hanno stimolato e imposto cambiamenti radicali al sistema dell’educazione degli adulti proposto dalla scuola pubblica, impegnando gli operatori a ridefinire la propria professionalità in base ai nuovi compiti, di gestione, di relazione pubblica, di analisi dei bisogni, di organizzazione, di didattica ecc.

Il  laboratorio si propone di   presentare alcune delle problematiche relative all’apprendimento/insegnamento dell’italiano L2 sorte presso i Centri, attraverso esempi pratici e attività di riflessione sul legame che intercorre fra modello organizzativo e scelte didattiche fatte in questi ultimi anni dagli operatori dei CTP Toscani.

 

Relatore LINUCCIO PEDERZANI
Titolo L’approccio alla grammatica con immigrati adulti
Nella prima parte ci sarà un breve presentazione della realtà dei Centri Territoriali Permanenti (CTP): tipologia di studenti, caratteristiche dei corsi (durata, frequenza ecc.) e, soprattutto, problemi esistenti rispetto agli altri studenti stranieri (gruppi scolarizzati e più omogenei).

L’aspetto grammaticale sarà inserito nell’impianto concettuale di un approccio umanistico-affettivo e da qui si arriverà alla contrapposizione "riflessione sulla lingua" vs. "insegnamento della grammatica".

Nella seconda parte si analizzeranno aspetti più "concreti": si presenteranno diverse tecniche didattiche, dapprima per evidenziare le loro caratteristiche (anche dal punto di vista dello sviluppo cognitivo) e, in secondo luogo, per arrivare a ragionare insieme su come tali tecniche si possano "manipolare" per renderle meno meccaniche e più coinvolgenti, soprattutto per persone poco secolarizzate.

Il lavoro in piccoli gruppi è strettamente legato alla seconda parte del laboratorio: a seconda del tipo di interesse e di necessità che possono scaturire dalla prima parte, in questo lavoro si ha la possibilità o di dare una serie di tecniche da analizzare oppure anche di scegliere un aspetto grammaticale e di trattarlo in base a quanto emerso.

La riflessione finale è volta all’analisi di quanto emerso dal lavoro di gruppo e avrà come filo conduttore il tentativo di dimostrare come sia possibile, anche con gruppi poco scolarizzati, giungere a una fase di riflessione grammaticale incentrata sulla risoluzione di problemi, sullo stimolo alla curiosità, alla scoperta e al piacere di sistematizzare.

 

Relatore LEONARDO GANDI
Titolo

Proporre e gestire corsi di italiano per adulti immigrati: un’avventura possibile

L’Italia è il "paese dei cento comuni". Grandi, piccoli, piccolissimi, molti di loro sono abitati da un numero crescente di cittadini stranieri. Impadronirsi della lingua del posto in cui si va a stabilirsi è sempre stato uno dei primi bisogni di chi si sposta. Ma anche chi vive in Italia da anni spesso avverte di "non essere tranquillo con l’italiano" e vorrebbe diventarlo ("do l’impressione di essere cattiva, in italiano, e non è vero", diceva una signora marocchina qui da vent’anni). I corsi di lingua italiana sono un modo di venire incontro a questi bisogni e desideri, quando riescono a intercettarli.

Centri Territoriali Permanenti e associazioni di volontariato sono tra i principali fornitori di corsi di lingua italiana. Tuttavia essi non coprono la potenziale richiesta, e non potrebbero farlo, specialmente nelle località più periferiche. Inoltre CTP e volontariato non rappresentano, per varie ragioni, un’opzione lavorativa praticabile per tutti quelli che si dedicherebbero volentieri all’insegnamento linguistico a immigrati, o che vorrebbero mettersi alla prova in questo settore.

Che cosa può dunque fare un "semplice insegnante di lingua" (magari aspirante tale) che volesse prendere l’iniziativa di dare vita a corsi di italiano per immigrati? A quali interlocutori potrebbe rivolgersi? A quali difficoltà si troverebbe di fronte? Quali benefici ne potrebbero derivare (e benefici per chi)? Quali speranze di riuscita? E in che cosa potrebbe consistere, in questo caso, una "riuscita"? Infine, se è certo vero che si organizza e si partecipa a un corso di lingua per insegnare e imparare la lingua, che cosa rende i corsi di lingua per immigrati irriducibili a questa formula?

Il laboratorio è dedicato all’esplorazione di queste domande.